IN DIFESA DEI BENI CULTURALI PATRIMONO DELL’UMANITÀ: COSA NE È STATO DELLA CONVENZIONE DELL’AJA? – di Paolo Pastorello

Nella sezione CHI SIAMO del sito web di RSF, si legge: “RSF si batterà per diffondere assunti fondamentali e sistematicamente disattesi, quali quelli enunciati nel Secondo Protocollo della Convenzione dell’Aja: The Parties to a conflict must ensure the immunity of cultural property under enhanced protection by refraining from making it the object of attack or from any use of the property or its immediate surroundings in support of military action. To this end the Second Protocol provides criminal sanctions in case of violation of this immunity or other serious violation of its provisions”.

Il Secondo Protocollo costituisce una importante integrazione della Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato adottata a L’Aia (Paesi Bassi) del 1954, a seguito della massiccia distruzione del patrimonio culturale durante la seconda guerra mondiale: il primo trattato internazionale a vocazione mondiale riferito esclusivamente alla tutela del patrimonio culturale in caso di conflitto armato 1. “La Convenzione e il suo Primo Protocollo offrono protezione al patrimonio culturale sia immobile sia mobile, ivi compresi i monumenti, i siti di valore artistico, storico o archeologico, le opere d’arte, i manoscritti, i libri e gli oggetti di interesse artistico, storico o archeologico, nonché le collezioni scientifiche di tutti i tipi, indipendentemente dalla loro origine o proprietà. Alcuni atti criminali commessi contro i beni culturali nel corso dei numerosi conflitti che purtroppo hanno avuto luogo negli anni ’80 hanno messo in luce alcune carenze nell’attuazione della Convenzione. Nel corso del processo di revisione e tenendo conto anche dell’intervenuto sviluppo del diritto internazionale umanitario e della protezione dei beni culturali, nel marzo del 1999 è stato adottato un secondo protocollo alla Convenzione de L’Aja. Tale strumento elabora le disposizioni della convenzione relativa alla tutela e al rispetto dei beni culturali e la condotta delle ostilità”.

Come riportato dalla stampa internazionale e nell’articolo pubblicato dall’Huffingtonpostil 7 gennaio 2020: 2“Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato tramite Twitter che qualora “l’Iran dovesse colpire qualsiasi persona o bersaglio americano, gli Usa reagiranno rapidamente e in modo assoluto, forse in modo sproporzionato”. Nelle intenzioni del tycoon newyorkese ci sarebbe anche quella di bombardare i siti culturali iraniani, se necessario.

Secondo i principi e le regole sottoscritte e ratificate dai firmatari del Secondo Protocollo, gli Stati aderenti alla Convenzione sono tenuti a impegnarsi per la salvaguardia dei Beni Culturali (il primo riconoscimento ufficiale in campo internazionale della definizione dibene culturale si ebbe, peraltro, proprio in occasione della stesura della Convenzione dell’Aja, nel 1954), dalle conseguenze di eventuali conflitti armati e a predisporre misure protettive anche in tempo di pace.

Tra i 37 stati firmatari della conferenza intergovernativa dell’Aja (tra i quali, anche l’Italia e gli Stati Uniti) viene nominato un Comitato composto da 12 Stati eletti per quattro anni.

Il Comitato per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato dovrebbe operare in stretta collaborazione con il Direttore Generale dell’UNESCO e, nell’ambito delle sue funzioni, supervisionare l’attuazione del Protocollo, decidendo quali siano i siti da dotare di una protezione rafforzata, e gestire aiuti internazionali per mezzo del Fondo per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.

Alla grave situazione generatasi a seguito dell’uccisione del Comandante Qassem Soleimani e delle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, riferite alle minacce riguardanti i siti archeologici e storico-culturali del Patrimonio Mondiale, gli Stati aderenti al Secondo Protocollo dovrebbero far sentire la propria voce in modo chiaro e diretto.

Dal momento che esiste una convenzione i firmatari dovrebbero agire immediatamente contro ogni atto contrario agli accordi. La mobilitazione deve precedere ogni azione minacciata, perché condannarle dopo non servirebbe a nulla.

Nel Secondo Protocollo sono previste delle deroghe. Ma non sembrerebbe sussistere nessuna delle condizioni per invocare una delle deroghe previste dall’Art. 6 del Protocollo, firmato anche dagli Stati Uniti d’America il 26 marzo 1999.3

Tutti gli stati firmatari della Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, e gli stessi Usa, in forza di tale sottoscrizione, sono tenuti al rispetto dei principi in essa contenuti e devono battersi collegialmente per l’applicazione di questo documento fondamentale per la salvaguardia di monumenti che sono parte dell’essenza dell’umanità: patrimonio sovraindividuale e sovranazionale, che, per il suo contenuto universale, travalica la storia e le nazioni.

In questa ottica si è costituita e agisce Restauratori Senza Frontiere e con questo spirito è stato condotto, e appena concluso, l’importante progetto di restauro conservativo realizzato da RSF in Iran, grazie a un accordo governativo internazionale tra RSF e le Autorità iraniane preposte alla salvaguardia del sito UNESCO del Persepolis World Heritage Site). Il Persepolis International Monuments Conservation Project, finanziato con fondi provenienti dalla neutrale Svizzera (sponsor unico Fondation Evergète – Genève), ha riguardato due importanti monumenti dell’antica Persia, l’odierno Iran: l’intervento conservativo del Tachara, o Palazzo di Dario il Grande, e del Tripylon, o Palazzo Centrale, sulla grande terrazza del complesso cerimoniale dell’antica Persepolis. 

Particolari del rilievo del Fronte sud del TACHARA o PALAZZO DI DARIO, oggetto del Persepolis International Monuments Conservation Project

Il Rilievo del TACHARA, oggetto del Persepolis International Monuments Conservation Project

Proprio Persepolis, i suoi palazzi, il Tachara stesso, sono paradossalmente in cima alla lista dei monumenti minacciati, stilata da Trump e riportata dall’huffingtsonpost. 

Agire per la distruzione di tali opere significherebbe abdicare alla nostra stessa dignità culturale, disconoscere i traguardi intellettuali ereditati dall’illuminismo, la moderna concezione della storia, che ci vede abitanti del mondo, per tornare al livello di antichi barbari, mettendoci sullo stesso piano di coloro che oggi dichiariamo di combattere, accusandoli di compiere, per motivi ideologici, politi e religiosi, efferati crimini contro l’umanità e contro il patrimonio culturale in varie parti del mondo: dallo Yemen, alla Siria, all’Iraq, alla lista dei monumenti distrutti a Palmira, Mosul, Homs, Hatra, Tikrit, Bamyan, Nimrud. Non possiamo immaginare che vengano aggiunti alla lista altri siti distrutti in Iran per mano nostra. Sembra inimmaginabile che il popolo americano possa volere o semplicemente accettare questa prospettiva.

Un particolare della raffigurazione a rilievo della PORTA EST DEL TRIPYLON, oggetto del Persepolis International Monuments Conservation Project. I danni subiti dalle sculture sono il risultato di atti vandalici del passato.

Ciò che si è verificato nel corso della storia, dove spesso alla conquista seguiva la distruzione, appare a noi, oggi, qualcosa di inaccettabile e poco comprensibile.

La stessa consapevolezza, sempre crescente, anche se ancora insufficiente, della fragilità naturale del nostro pianeta, riguarda anche i beni culturali, patrimonio dell’intera comunità internazionale. Il World Heritage, costituisce un’eredità fragile e urgente di cure impegnative. La conservazione delle antiche vestigia delle culture passate è una nostra necessità contemporanea. Ci sentiamo ormai tutti parte di un mondo unico, sempre più piccolo e sempre più in pericolo.

Il cantiere del TACHARA o PALAZZO DI DARIO

Il Cantiere della PORTA EST DEL TRIPYLON

I Beni Culturali, in virtù dei valori universali riconosciuti e confermati dalla storia, accrescono il loro valore con il tempo. E la storia non è altro che il riconoscimento del valore degli accadimenti e della produzione materiale e immateriale dell’essere umano. In questo, in ciò che chiamiamo Cultura, ognuno di noi si riconosce, come parte dell’Umanità. Agire contro queste manifestazioni tangibili dell’intelletto umano significa agire contro l’essenza stessa dell’uomo. Per questo motivo è stata scritta e firmata da uomini consapevoli la Convenzione dell’Aja e il Secondo Protocollo, perché al di là dei conflitti tra persone, tra popoli, tra nazioni o gruppi di potere, non tenere conto di questi valori costituisce un atto nichilistico, un comportamento cieco: oltre che barbarico anche autolesionistico.

Roma, 15 gennaio 2020.

Paolo Pastorello – Presidente di RSF Italia


Fonte Unesco:http://www.unesco.org/new/en/culture/themes/armed-conflict-and-heritage/convention-and-protocols/1954-hague-convention/

2 https://www.huffingtonpost.it/entry/ecco-cosa-rischieremmo-di-perdere-se-trump-decidesse-di-bombardare-i-tesori-delliran_it_5e147532e4b0843d3618c7a1

3  Art.6–Rispetto per i beni culturali

Allo scopo di assicurare il rispetto dei beni culturali conformemente all’Art 4 della Convenzione:

a. una deroga sulla base della necessità militare imperativa secondo l’Art. 4 paragrafo 2 della Convenzione, potrà essere invocata soltanto per sferrare un attacco contro un bene culturale quando e per tutto il tempo che: I. Quel bene culturale è stato fatto, in virtù della sua funzione, un obiettivo militare: e II. Non esiste diversa alternativa fattibile per ottenere un vantaggio militare simile che indirizzando un atto ostile contro quell’ obiettivo:

b. una deroga sulla base della necessità militare imperativa, secondo l’Art.4 paragrafo 2 della Convenzione, potrà essere invocata soltanto per utilizzare i beni culturali per scopi che potranno probabilmente portare alla loro distruzione o danneggiamento quando e per tutto il tempo che non esista altra scelta tra tale uso dei beni culturali e altro metodo fattibile per ottenere un simile vantaggio militare;

c. la decisione di invocare la necessità militare imperativa sarà presa soltanto da un Ufficiale al comando di una forza a livello di battaglione o equivalente o superiore, o di una forza minore quando le circostanze non permettano altrimenti;

d. in caso di attacco basato su una decisione presa in accordo con il sottoparagrafo (a), un efficace avvertimento anticipato sarà dato ogni qualvolta le circostanze lo permettano.


 

In Defense of Humankind’s Cultural Heritage: What Happened to The Hague Convention?

 

In the Who Are We section of the RSF website, it is said: “RSF will fight to spread fundamental and systematically disregarded assumptions, such as those set out in the Second Protocol of the Hague Convention: The Parties to a conflict must ensure the immunity of cultural property under enhanced protection by refraining from making it the object of attack or from any use of the property or its immediate surroundings in support of military action. To this endthe Second Protocol provides criminal sanctions in case of violation of this immunity or other serious violation of its provisions”.

In the Who Are We section of the RSF website, it is said: “RSF will fight to spread fundamental and systematically disregarded assumptions, such as those set out in the Second Protocol of the Hague Convention: The Parties to a conflict must ensure the immunity of cultural property under enhanced protection by refraining from making it the object of attack or from any use of the property or its immediate surroundings in support of military action. To this end the Second Protocol provides criminal sanctions in case of violation of this immunity or other serious violation of its provisions”.

The Second Protocol is an important addition to the 1954 Convention for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed Conflict adopted in The Hague (Netherlands) in 1954, which was adopted following the massive destruction of cultural heritage during the Second World War: the first international treaty with a worldwide vocation which refers exclusively to the protection of cultural heritage in the event of armed conflict. (1)”The Convention and its First Protocol offer protection to the immovable and movable cultural heritage, including monuments, sites of artistic, historical or archaeological value, works of art, manuscripts, books and objects of artistic, historical or archaeological interest, and scientific collections of all kinds, irrespective of their origin or ownership. A number of criminal acts committed against cultural property during the many conflicts that unfortunately took place in the 1980s have highlighted certain shortcomings in the implementation of the Convention. In the course of the revision process and also taking into account the development of international humanitarian laws and the protection of cultural property, a Second Protocol to the Hague Convention was adopted in March 1999. This instrument elaborates the provisions of the Convention relating to the protection and respect of cultural property and the conduct of hostilities”.

As reported in the international press and in the article published by Huffingtonpost on 7 January 2020 : (2)”The President of the United States, Donald Trump, announced through Twitter that if “Iran should strike any American person or target, the US will react quickly and absolutely, perhaps disproportionately“. The New York tycoon also intends to bomb Iranian cultural sites if necessary”.

According to the principles and rules signed and ratified by the signatories of the Second Protocol, the States adhering to the Convention are obliged to commit themselves to the safeguard of Cultural Heritage (the first official recognition in the international field of the definition of cultural heritage was, moreover, on the occasion of the drafting of the Hague Convention, in 1954), from the consequences of possible armed conflicts and to prepare protective measures also in times of peace.

Among the 37 signatory states of the Hague Intergovernmental Conference (including Italy and the United States) a Committee composed of 12 States elected for four years was appointed.

The Committee for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed Conflict should work in close collaboration with the Director General of UNESCO and, as part of its functions, supervise the implementation of the Protocol, deciding which sites should be given enhanced protection, and manage international aid through the Fund for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed Conflict.

In view of the serious situation created by the killing of Commander Qassem Soleimani and the statements made by the President of the United States concerning threats to archaeological and historical World Heritage sites, the States parties to the Second Protocol should make their voices heard clearly and directly. 

Since there is a convention, the signatories should act immediately against any act contrary to the agreements. Mobilization must precede any threatened action, because condemning them afterwards would serve no purpose. 

Derogations are provided for in the Second Protocol. However, it would not appear that any of the conditions for invoking one of the derogations provided for in Article 6 of the Protocol, which was also signed by the United States of America on 26 March 1999, are fulfilled (3). 

All the signatory states of the Convention for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed Conflict, and the USA itself, by virtue of this signature, are bound to respect the principles contained in it and must fight collegially for the application of this fundamental document for the protection of monuments that are part of the essence of humankind: super-individual and super-national heritage, which, because of its universal content, goes beyond history and nations. 

With this in mind, Restauratori Senza Frontiere (Restorers Without Borders) was established and acts, and in this spirit the important project of conservation carried out by RSF in Iran, thanks to an international governmental agreement between RSF and the Iranian Authorities in charge of the preservation of the UNESCO Persepolis World Heritage Site, has been carried out and has just been concluded. The Persepolis International Monuments Conservation Project, financed with funds from neutral Switzerland (sole sponsor of the PIMCP was Fondation Evergète – Genève), concerned two important monuments of ancient Persia, today’s Iran: the conservative intervention of the Tachara, or Palace of Darius the Great, and the Tripylon, or Central Palace, on the large terrace of the ceremonial complex of ancient Persepolis.

Persepolis, its palaces, the Tachara itself are paradoxically at the top of the list of threatened monuments drawn up by President Trump and reported by Huffingtonpost. 

To act for the destruction of such monuments would be to abdicate our own cultural dignity, to disregard the intellectual achievements inherited from the positivist philosophy of Enlightenment, the modern conception of history, which sees us as inhabitants of the world, to return to the level of ancient barbarians, putting us on the same level as those we claim today to fight, accusing them of committing, for ideological, political and religious reasons, heinous crimes against humanity and against the cultural heritage in various parts of the world: from Yemen, to Syria, to Iraq, to the list of monuments destroyed in Palmyra, Mosul, Homs, Hatra, Tikrit, Bamyan, Nimrud. We cannot imagine that other sites destroyed in Iran at our hands will be added to the list. It seems unimaginable that the American people might want or simply accept this prospect.

What has happened throughout history, where conquest was often followed by destruction, appears to us today to be something unacceptable and incomprehensible. The same growing awareness, though still insufficient, of the natural fragility of our planet also concerns cultural properties, as heritage of the entire international community. The World Heritage, constitutes a fragile and urgent legacy of demanding care. The preservation of the ancient vestiges of past cultures is a contemporary necessity of ours. We all now feel part of a unique world, ever smaller and ever more in danger.  

Cultural Heritage, by virtue of the universal values recognized and confirmed by history, increases its value with time. And history is nothing other than the recognition of the value of the events and of the material and immaterial production of the human being. In this, in what we call Culture, each of us recognizes ourselves as part of Humankind. To act against these tangible manifestations of the human intellect is to act against the very essence of Man. For this reason, the Hague Convention and the Second Protocol were written and signed by conscious men, because beyond the conflicts between people, , between nations or power groups, not taking these values into account constitutes a nihilistic act, a blind behavior: besides being barbaric, it is also self-harm.

Rome, 14th January 2020.

Paolo Pastorello – President of RSF Italia

 


1 Source, Unesco: http://www.unesco.org/new/en/culture/themes/armed-conflict-and-heritage/convention-and-protocols/1954-hague-convention/

2 https://www.huffingtonpost.it/entry/ecco-cosa-rischieremmo-di-perdere-se-trump-decidesse-di-bombardare-i-tesori- delliran_it_5e147532e4b0843d3618c7a1

3 Art.6-Respect for cultural heritage

In order to ensure respect for cultural property in accordance with Article 4 of the Convention:

a. an exemption on the basis of overriding military necessity in accordance with Article 4 paragraph 2 of the Convention may only be

invoked to launch an attack on a cultural object when and for as long as it is necessary: I That cultural good has been made, by

virtue of its function, a military objective: and II. There is no other feasible alternative to obtaining a similar military advantage

than by directing a hostile act against that objective:

b. an exception on the basis of overriding military necessity, according to Article 4 paragraph 2 of the Convention, can only be

invoked to use cultural property for purposes likely to lead to its destruction or damage when and for as long as there is no other

feasible alternative between such use of the cultural property and another feasible method of obtaining such military advantage;

c. the decision to invoke imperative military necessity shall be taken only by an Officer under command of a force at battalion level

or equivalent or higher, or of a force of minor importance when circumstances do not permit otherwise;

d. in the case of an attack based on a decision taken in accordance with subparagraph (a), an effective early warning shall be given

whenever circumstances permit.

 

 

 

 

Commenti

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato




Logo_GDA
alinari
archeo
archeomatica